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Lo zio Omar (Pedrini)

Per me è strano andare a sentire qualcuno solo perché ti incuriosisce, che conosci solo per le canzoni più famose, che speri omaggi Neil Young come ha fatto negli ultimi concerti. Aspetti un rockettaro carico e pimpante, ma ti ritrovi a pensare ai suoi problemi di salute. Omar Pedrini inizia contenuto, coperto, magrissimo. Ha l’aspetto di un Dave Grohl de noaltri, coi capelli sul viso e senza le sbracciate da batterista. Poi cresce come il vetro che si gonfia sotto il soffio di un mastro vetraio, una fragilità che si fa forza con il respiro della folla che risponde alla sua voce, alla sua chitarra. L’innesco è Shine on You Crazy Diamond in coda a London, un muro sonoro. Ci crede in quel che fa, tra mestiere e attenzione al pubblico. Lo dimostra in Hey Hey My My, e penso che lo zio Neil sarebbe felice della sua sensibilità ambientalista. Versione potente, energica, rabbiosa.

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E poi, Sole Spento. Altra lacrimuccia, una canzone della mia adolescenza: ancora mi chiedo che corde tocca, un testo che parte dalla lettera di un carcerato, per diventare l’urlo di persone comuni che cercano di gestire il peso della quotidianità.

Infine, il tocco di poesia: alla vista di due bambine sedute sull’erba, Omar Pedrini stacca la bandiera inglese dal palco e gliela appoggia dolcemente sulle gambe… Sì, The Kids Are All Right, e si sospende ogni giudizio, ascoltando una musica che fa star bene.

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Neil Young Crazy Horse live in Fresno (CA)

Ore 23 in Italia: un ultimo controllo ai social e al sito Neil Young Archives per verificare orari e connessioni.

Ore 4.30 in Italia: sveglia, caffè, pc e divano pronti per il live streaming del concerto dei Crazy Horse a Fresno (California).

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Immagine dal sito Neil Young Archives

In mezzo, un dormiveglia che chiamare sonno è esagerato, in trepidante attesa del video, un regalo di consolazione per chi non è presente fisicamente nel teatro. Ma altro che consolazione, Neil Young saluta gli spettatori dietro lo schermo con un “Miss you” mentre cavalchiamo in un panorama musicale da brividi. Confesso subito la mia debolezza: Neil può portarmi dove vuole, qualsiasi cosa faccia io lo seguo, ed è l’artista che più di ogni altro trova il modo di liberare il mio pianto, che sia estasi o dolore.

Ore 5.45 circa in Italia: parte la diretta, dopo la rincorsa di messaggi compulsivi tra fan e polpastrelli bollenti a furia di refresh. Un giro tra le poltrone del teatro in stile documentario on the road, la telecamera che salta come su strade scoscese e si scava un passaggio verso il palco, per circumnavigarlo durante lo show. È una regia spontanea, grezza, essenziale.

Ore 8.30 circa in Italia: il sipario si chiude, ma basta non uscire dal sito per continuare a godere della musica di Neil Young. È una piattaforma dall’aspetto vintage ma dalla tecnologia superba, una struttura organizzata che conduce come una bacchetta da rabdomante nelle profondità creative del Loner canadese. Vale la pena entrarci ogni giorno, anche solo per ascoltare la canzone in evidenza e curiosare tra foto, memorabilia e video. Grazie Neil, per il tuo eterno movimento sognatore.