Friendless / Zeffjack

Friendless dei Zeffjack è un album coraggioso, rock e strumentale. Se con questo titolo il gruppo voleva esprimere il proprio disorientamento dopo alcuni lavori autoprodotti, può anche usarlo per dichiarare la propria unicità, un isolamento distintivo. Il suono esce puro direttamente dalla sala prove, con la spontaneità di una rabbiosa jam session, la carica di un riff interminabile, un assolo debordante che fagocita qualsiasi costrutto con l’urgenza di esprimersi.Zeffjack cover

Le canzoni sono piccoli racconti senza parole, descrizioni di ambienti e sensazioni, cronache di viaggi mentali plasmati sulla geografia della provincia. Il primo singolo, Poretti Party, è un terremoto punk, in cui riverberi animaleschi (pare di sentire gracidii e fischi) punteggiano un movimento che ondeggia e sussulta. La relativa morbidezza del brano successivo, Starting Light, diventa occhio e vortice del ciclone, un ritmo che si fa pausa per comunicare un senso di smarrimento e di perdita di coscienza, quasi si girasse come dervisci.

Sembra di stare sull’orlo di un baratro: in Number 9 si esaspera l’attesa, si alimenta la tensione, si tira un elastico fino a lanciarlo contro il cielo, per spezzare il grigiore. I Zeffjack scalano ottava dopo ottava in Mont Blanc, e sembra che giochino una partita di calcio in Arnold Press, dove la musica corre tra rimbalzi, stop e rasoiate. L’attitudine allo scatto si nasconde anche in canzoni che sembrano leggere, come California Buttefly, in cui dietro la leggerezza si nascondono artigli pronti a graffiare.

O ad accettare una momentanea sconfitta, prima di rassegnarsi: Demo Cemetery ricorda certe atmosfere alla Placebo, da luci al neon sparate su corpi che ondeggiano, indecisi se lanciarsi o ritirarsi. Una sorta di impotenza adolescenziale sul futuro, una coda lunga che indugia e non molla, un tentativo di ipnosi che è una richiesta di attenzione: Fade Out è insistente, St. Antony’s Fire tende alla psichedelia, ma il tappeto sonoro è più duro, più ombroso.

In fondo, se Friendless esiste, è perché gli Zeffjack non hanno fermato la propria onda d’urto: hanno ribadito la propria esistenza, hanno sostenuto una linea, una presenza che si proietta nel mondo. Deep Impact è la bandiera di un rock che chiama il pubblico sotto il palco, una cavalcata da finale di concerto, un buon proposito per far conoscere il proprio stile, composto da una batteria pressante e da chitarre che la sfidano senza tregua.

Gli Zeffjack hanno trovato buoni compagni di viaggio musicale: Rocketman Records che li ha prodotti e Blob Agency che ce li segnala: Friendless non rimarrà senza amici 🙂

Se volete frequentarli anche voi, potete trovarli sul loro sito ufficiale e sui loro profili social (Facebook e Twitter).

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